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Avola:"Ridefinire il modello Ragusa. Aspettare oltre non si può"




 

 

Il rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno ha riacceso il dibattito politico rendendo il clima ferragostano ancora più rovente. Era naturale che ciò accadesse dopo 7 anni di crisi, con il PIL del Sud del Paese ridotto di quasi 13 punti e con una perdita occupazionale di oltre 600.000 mila unità, i cui effetti sono stati il calo dei consumi e l’aumento della povertà.

Renzi prima ha annunciato il taglio al fisco ma nel giro di pochi giorni ha però cambiato rotta rilanciando per settembre un piano straordinario, una sorta di piano di Marshall per il Sud, di svariate decine di miliardi di euro.

La Cgil non crede più agli annunci governativi ma il nostro ruolo ci impone, comunque, di prenderli  per buoni e tutto questo lo facciamo nell’ambito di una iniziativa lanciata dalla Cgil nazionale lo scorso luglio: “LABORATORIO SUD-IDEE PER IL PAESE”.

Una vera e propria vertenza nazionale nella consapevolezza che l’allagarsi del divario nord-sud è un danno per tutto il Paese.

Il Sud ha bisogno infatti del rilancio delle politiche industriali, della infrastrutturazione, dei servizi ai cittadini, di una nuova e più qualificata istruzione per riacquistare una nuova coesione economica e sociale.

Questi temi saranno declinati in sede ragusana con apposite iniziative.

La Cgil iblea vuole aprire subito il dibattito con le altre forze sociali e datoriali, con le Istituzioni, per ridefinire il pacchetto del cosiddetto “modello Ragusa” che a pieno titolo deve entrare nell’auspicato piano del Governo.

E stavolta Ragusa, mi auguro con un ruolo nuovo del costituendo Libero Consorzio dei 12 Comuni, non dovrà essere mortificata.

Ne ha titolo e necessità.

Titolo perché:

  • con le sue eccellenze agro-alimentari e agro-industriali;

  • con un artigianato di qualità che in settori come quello lapideo ha varcato i confini nazionali;
  • con un patrimonio paesaggistico e artistico disseminato di siti Unesco;
  • con un turismo rivitalizzato condall’aeroporto di Comiso, dal porto turistico di Marina di Ragusa e dal manifesto dei BB.CC. e del turismo;
  • con la spiccata propensione imprenditoriale e commerciale che ha saputo sfruttare e valorizzare beni e prodotti identificativi del territorio.

l’area iblea per oltre un trentennio e’ stata sicuramente tra le piu’ ricche e più produttive del mezzogiorno.

Necessità perché questo patrimonio di ricchezza rischia la marginalizzazione  a causa di nuove dinamiche che riguardano  l’economia , la mobilità di persone e merci, tutte le forme di interscambio soggette alle nuove  leggi ferree della velocizzazione.

E l’area iblea, a parte la pista dell’aeroporto casmeneo, e’ priva di collegamenti autostradali, portuali e ferroviari.

              

NON SI PUO’ PIU’ ASPETTARE!

  • Sulla Ragusa - Catania tutto si è incagliato tra il  ministero dell’economia e quello delle infrastrutture;
  • La viabilità adiacente l’Aeroporto sta scontando tempi lunghi per gli appalti;
  • I lotti 9-10-11 della Siracusa - Gela nel tratto Modica – Marina di Ragusa inspiegabilmente non si appaltano;
  • Il sistema ferroviario è a pezzi;
  • Sulla messa in sicurezza e ampliamento del Porto di Pozzallo si sta definendo il progetto esecutivo ma la Regione tarda a chiederne il finanziamento di 150 milioni di euro con i Fondi UE 2014-2020, mentre la gestione privatistica della struttura ostacola la crocieristica;
  • Il completamento dell’autoporto di Vittoria e’ al palo.

 

Sono tutte opere la cui definizione deve rientrare nel piano del governo per il Sud.

Alle forze sociali e datoriali, alle Istituzioni, ai Sindaci, alla Deputazione regionale e nazionale il compito di trasformarli in una “vertenza Ragusa 2” se si vuole rilanciare il modello Ragusa.

Questa sarà la vera grande sfida dei prossimi mesi.

              

 

GIOVANNI AVOLA

 

Segretario generale Cgil Ragusa